Famiglia Mascioni 2011
Chiesa SS. Cosma e Damiano - Vairano (Caserta)

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 Youtube Icon | Web 2 Iconset | Fast Icon DesignMaurice Duruflé (1902/1986) Toccata from Suite Op. 5
Ilaria Centorrino, organist

 

Youtube Icon | Web 2 Iconset | Fast Icon DesignF. Mendelssohn Bartholdy (1809/1847) Sonata Op. 65 n.2
Ilaria Centorrino, organist

 

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M.Gianfrancesco17.jpgL'organo a canne della Chiesa di Vairano Scalo
Emanuele Cardi, professore di Organo presso il Conservatorio "S. Giacomantonio" di Cosenza

L'organo di Vairano, per una serie di circostanze, mi riporta inevitabilmente alla memoria il ricordo di un concerto presso la chiesa di St. George’s a New Castle (Scozia) nel 2002, durante il quale avevo avuto modo di apprezzare un organaro inglese del passato di nome Thomas Christopher Lewis.

Tale apprezzamento non era stato privo di conseguenze poiché, rientrato in Italia, la mia attenzione si era appuntata su un organo realizzato proprio da Lewis nel 1872 per l’abitazione di una colta e benestante musicista dilettante - tale Mrs. Eley, residente a Londra in Finchley Road – che era in vendita perché la chiesa che lo aveva poi acquistato nel 1902 doveva essere di li a poco demolita.

Mascioni_-_Vairano4.jpgLo strumento era veramente notevole: infatti, la grande amicizia della proprietaria con Alexandre Guillmant aveva fatto sì che proprio costui lo progettasse sul modello di un proprio organo, che teneva in casa a Meudon (Francia), più volte suonato da Widor e Saint-Saens.

Si trattava quindi, di un vero affare, un’occasione da non perdere: ed infatti l'organo venne acquistato dalla chiesa di S. Gregorio VII in Battipaglia ed inaugurato nel 2004. Proprio in quei mesi conobbi don Luigi, il quale, amico dei sacerdoti della chiesa di S. Gregorio VII, era a dir poco desideroso di trovare anche per la chiesa di Vairano, la “sua” chiesa, un'occasione analoga ma alquanto difficile da ripetersi!

Sebbene fosse chiaro che l'organo costituiva parte integrante del progetto della chiesa di Vairano, gli anni passavano e un’opportunità simile a quella della chiesa di San Gregorio VII tardava ad affacciarsi. Fu così che, accantonata la strada dell’organo “d’occasione” - che avrebbe comunque richiesto dei lavori di adattamento alla chiesa - si decise di costruirne uno nuovo.

Dai primi colloqui avuti con don Luigi, è apparso subito evidente che il nuovo organo non sarebbe rimasto uno strumento “inaugurato e murato”, utilizzato solo per l’ambito liturgico, bensì uno strumento di promozione culturale da fare “vivere” attraverso una serie di attività da organizzare. Il fatto stesso che, in controtendenza alle consuetudini italiane generali, questa chiesa avesse un organista titolare (nel vero senso della parola e dei titoli) era indizio dell’attenzione riservata alla musica, specie se consideriamo che la chiesa in quel periodo possedeva un modesto organo elettronico a due tastiere!

In altri termini, si era creata la situazione giusta per “guardarsi attorno” e proporre qualcosa di veramente speciale.

L’organo a canne, più di ogni altro strumento, si differenzia in modo sostanziale da nazione a nazione, a seconda delle tipicità sviluppate e ritenute preponderanti delle varie scuole organarie e delle diverse epoche storiche. Lo stesso repertorio organistico, le cui prime fonti risalgono al XIV secolo con il codice Robertsbridge, ha una estensione e varietà senza pari. Succede così che un organo di scuola della Germania del nord del XVIII secolo sia profondamente diverso da uno strumento coevo della Germania del sud o ancor’più di scuola italiana, spagnola, francese o olandese, i quali -a loro volta- assumono caratteristiche che li differenziano dal secolo successivo. Questa differenza si concretizza in una diversità di caratteristiche costruttive (timbro, estensione e numero delle tastiere, caratteristica della pedaliera, temperamento e accordatura, etc.) spesso così fondanti da non poter - in qualche occasione - consentire neanche la semplice esecuzione delle note di un repertorio su strumenti diversi da quelli per i quali è stato scritto.

E' vero che le realizzazioni di nuovi strumenti in Campania non mancano, ma queste sono tutte attestate sul consunto cliché che tanto ha imperversato in Italia negli ultimi cento anni. All’inizio del XX secolo difatti, consapevoli della vastità e della pluralità dei repertori, s’iniziò a tentare la via di un organo “eclettico” sul quale poter eseguire tutto. Uno strumento che inglobasse le principali caratteristiche del maggior numero di scuole possibili, in modo da poter adattare un repertorio pressoché illimitato. Il risultato in questi casi, è uno strumento privo di personalità sul quale poter eseguire qualunque cosa purché disposti ad accettare un’estetica piuttosto opaca e sonorità alquanto improbabili.

L’esperienza maturata attraverso centinaia di concerti in tutta Europa ed oltre oceano, nonché la constatazione che da diverse decine di anni, nazioni organisticamente più “avanzate” avessero condiviso l’idea degli strumenti storicamente ispirati, mi ha portato infine, alla convinzione che l’eclettismo avesse oramai fatto il suo tempo. Per la progettazione del nuovo organo di Vairano vi erano invece tutte le circostanze perché si potesse aspirare ad uno strumento che si differenziasse in modo sostanziale da quanto fatto negli ultimi decenni - e ancora si continua a fare - in Italia ed in particolare in Campania.

Nel definire le principali caratteristiche dell'organo, la scelta di uno strumento a trasmissione elettrica non è stata neanche presa in considerazione. L’utilizzo della trasmissione elettrica oggi è riservato solo a realizzazioni che non possono farne indiscutibilmente a meno, come ad esempio un architettura problematica. La chiesa di Vairano invece, presenta un’ampia cantoria - seppur profonda piuttosto che alta - agevolando la realizzazione di uno strumento meccanico. D’altra parte, don Luigi ha evidenziato l’esigenza di poter suonare lo strumento anche da una seconda consolle posta nei pressi dell’altare dove trova sistemazione il coro, parte integrante dell’assemblea dei fedeli. Infine, si è evidenziato che il fronte dell’organo doveva trovarsi quanto più possibile in posizione avanzata, utilizzando tutto lo spazio disponibile e consentendo di stare in cantoria al solo organista con al massimo un piccolo ensemble.

La Campania, come tutte le regioni italiane, vanta una scuola organistica e una tradizione organaria di tutto rispetto che, attiva dal XVI al XIX secolo, ha lasciato migliaia di pregevoli strumenti non solo in Campania ma anche nelle regioni limitrofe. Questi strumenti sono testimoni autentici degli stilemi classici dell’organo italiano; sono d'altro canto presenti strumenti che rappresentano l’eclettismo di cui abbiamo detto sopra. Inoltre, altre esperienze, hanno portato strumenti d’ispirazione barocca delle scuole italiana e nord europea, anche nella nostra regione (organo Ghilardi e Carli, Santuario di S. Maria della Speranza in Battipaglia). Salvo timidissime eccezioni, quello che a tutt’oggi ancora manca in tutta Italia, è l'organo di ispirazione romantica, sul quale eseguire un repertorio di per se vastissimo, molto praticato dagli organisti ma che, per carenza di idonei strumenti, è spesso adattato o reso in modo improprio.

 D’altra parte, non possiamo sottovalutare che un organo di impianto romantico, a parità di numero di canne e di registri, ha un costo complessivo ed una dimensione volumetrica nettamente maggiore rispetto ad uno di impostazione barocca.

Nonostante il peso di quest’ultima considerazione nella determinazione dello stile dello strumento, la proposta di individuare in uno strumento d’impianto romantico l’elemento unificatore delle varie esigenze liturgiche, stilistiche e di promozione culturale, è stata immediatamente condivisa da don Luigi. Ci si è così posti il problema successivo: la scelta della ditta a cui affidarne la realizzazione.

La decisione ha portato al contatto con la ditta Mascioni, - operante ad Azzio/Cuvio (Varese) dal 1829 – che aveva già più volte realizzato strumenti con la doppia trasmissione (meccanica ed elettrica) e la cui esperienza e serietà professionale è oggigiorno indiscussa.

L’organo Mascioni Op. 1189 della chiesa dei SS. Cosma e Damiano in Vairano Scalo è stato progettato prendendo a modello le principali caratteristiche dell’organaria francese del XIX secolo con particolare riguardo alle opere del celebre organaro Cavaillé-Coll, mutuando le misure e lo stile costruttivo delle canne (sia labiali che ad ancia), nonché alcune innovazioni tecniche introdotte da quest’ultimo. Nessun “tributo” è stato pagato ad altre scuole organarie - come talvolta avviene - includendo registri e stemperando l’intonazione a favore di stilemi differenti da quello che doveva essere scelto come linea guida.

Lo strumento non è però una copia - procedimento che potrebbe avere una valenza didattica ma che non riveste alcun interesse nel nostro caso – bensì una realizzazione coerente ad uno stile che non ha rinunciato ai progressi tecnologici dei nostri giorni.

Al tempo di Cavaillé-Coll, l’organista era aiutato nei cambi di sonorità dai Pédales de Combinaisons che consentivano di inserire alcune famiglie di registri. Nel caso di Vairano è stato invece applicato un sequencer, che nel nostro caso è tra i primi in Italia a consentire lo split della sequenza di combinazioni. L’organista decide in precedenza quali combinazioni di registri utilizzare durante l’esecuzione ed il sequencer le memorizza, consentendo agevolmente, nel caso di Vairano, di poter inserire una nuova combinazione tra due già realizzate.

Anche l’estensione delle tastiere è stata portata da quella più frequentata da Cavaillé-Coll (56 note) a 61 note al fine di poter consentire l’esecuzione di autori contemporanei.

Una caratteristica molto importante dello strumento di Vairano, è la presenza di un somiere a pressioni differenziate per la piramide delle ance del Récit (III tastiera). Cavaillé-Coll aveva osservato che le ance funzionano in modo più efficiente se alimentate a pressioni tendenzialmente alte mentre le canne labiali preferiscono una pressione più contenuta. Rilevò inoltre che i bassi necessitano di una pressione inferiore rispetto agli acuti. Per questo motivo, dispose le ance (ad esclusione dell’oboe che veniva considerato registro di fondo e quindi inserito sul somiere delle canne labiali) su un somiere separato che veniva alimentato da pressioni differenti. E’ questo uno degli artifici che rendono le ance di scuola francese così poderose e belle allo stesso tempo, ma è anche una soluzione costosa e complessa, per la costruzione di più somieri, mantici etc. Nello strumento di Vairano - primo in Italia – si è introdotta questa innovazione di Cavaillé-Coll, ponendo la piramide completa delle ance di 16’, 8’ e 4’ della III tastiera su un somiere separato alimentato da due pressioni differenti.

Nella realizzazione di tutte le canne, e in particolare delle ance, ci si è attenuti scrupolosamente ai modelli francesi (cfr. fotografie) secondo le progressioni utilizzate da Cavaillé-Coll.

A prima vista, un organista sarà colpito dalla consistenza della III tastiera. Quindici registri a fronte dei dieci del Grand’Organo, tradizionalmente più grande, potrebbero lasciare perplessi. In realtà si tratta di uno squilibrio solo apparente.

Il primo obiettivo che ci siamo posti, è stato quello di dotare l’organo di un Espressif efficiente - caratteristica fondamentale del repertorio romantico - con una corposa base di fondi e una piramide di ance completa sia per varietà timbrica che per tessiture presenti. Un ulteriore contributo è arrivato dalle dimensioni della chiesa e dalla realizzazione di una cassa espressiva che consente un ampia dinamica sonora attraverso un grosso spessore delle pareti ed un apertura logaritmica della griglia.

Per esigenze di spazio, il Positif (II tastiera) ha dovuto trovare posto sul medesimo somiere del Grand’Orgue, condividendone, di fatto, la stessa pressione. Si è quindi pensato di concepire il Positif come un corpo di completamento del Grand’Orgue, pur mantenendo una propria indipendenza. Sono quindi stati inseriti al Positivo quei registri che ci si aspetterebbe di vedere sul Grand’Orgue, quali il Bourdon 8’ o la Quinte 2 2/3’, richiamando, molto alla lontana, la separazione fatta tra Grand Choeur e Grand’Orgue di Cavaillé-Coll e consentendo di avere, a tastiere unite, un Grand’Orgue di diciassette registri.

Va rilevata la disponibilità e l'entusiasmo, da parte della ditta Mascioni e del loro intonatore Franco Nicora, ad accogliere la richiesta della committenza di una consulenza/collaborazione con due artigiani francesi che hanno avuto modo più volte di lavorare su strumenti di Cavaillé-Coll: Jean Pascal Villard di Poitiers (per le misure e l’intonazione) e Nicolas Toussaint di Nantes (per l’intonazione). Una collaborazione che ha scavalcato le tradizionali ritrosie a condividere le proprie conoscenze e i segreti della tradizione a favore di una sana globalizzazione e reciproco arricchimento.

A questo punto mi siano consentite poche altre righe. La passione per l'organo è una delle tante cose condivise con mio padre Mauro. Questa, nei primi anni ’90, ci ha portato entrambi a “salvare” dalle mani di un organaro poco affidabile l’antico strumento della parrocchia che frequentavo da ragazzo e a restaurarlo insieme. Successivamente, lo convinsi a costruire un piccolo organo da studio.

Mascioni_-_Vairano2.jpgDal 1995 siamo stati varie volte a Vairano poiché, da poco andato in pensione, mio padre era riuscito a realizzare un suo desiderio: comprare un piccolo appezzamento di terreno nella zona [a Roccavecchia].

Ci siamo trovati così, a passare frequentemente dinanzi al campo dove poi sarebbe sorta la chiesa dei SS. Cosma e Damiano: abbiamo visto negli anni iniziare i lavori, costruire il campanile, arrivare le campane… e non nascondo che più volte ci siamo chiesti: “ Ma chissà che organo ci sarà” ed anche “... se mai ci sarà!”

Non eravamo particolarmente ottimisti ma - fortunatamente - ci sbagliavamo. La chiesa che veniva man mano costruita avrebbe dovuto farci sospettare epilogo diverso…

La storia, si sa, prende spesso strade che non vorremmo o che non abbiamo certo pensato, e mio padre Mauro non c'è più dal Febbraio 2009, dopo essere venuto per l’ultima volta a Roccavecchia il 14 dicembre 2008. Mi piace pensare che questa sera anche lui sia con noi per festeggiare un evento eccezionale che senza dubbio, contribuirà all’elevazione culturale e spirituale di una terra che ha sempre amato.